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Marijuana, psicosi e giovani

Ott 16, 2016 | Ricerca

A ragione di un uso diffuso, sia legale che illegale, la marijuana non sembra avere effetti tossici sul cervello. Recentemente però alcuni studi hanno rilevato che nei giovani e nei soggetti a rischio psicologico, l’uso di marijuana può potenzialmente innescare una condizione psicotica, rendendo manifesto un disturbo latente già presente.

 

1 Il popolo della marijuana

foto-effetti-della-marijuana-il-popolo-della-marijuanaLa marijuana fa male?
È la domanda più diffusa tra i curiosi del web a proposito della marijuana. Il consumo di “spinelli” sembra essere sdoganato, nel mondo si calcolano 180 milioni di consumatori e la legalità della marijuana è in continuo aggiornamento. In Italia è stato da poco depenalizzato l’uso personale fino ad un massimo di 5 grammi e in diversi paesi nel mondo (vedi sotto) ci sono leggi che regolamentano la liberalizzazione della produzione, del possesso, del consumo e della vendita della marijuana.

Paesi in cui esiste una normativa di legalizzazione:

  • America: Argentina, Uruguay, Paraguay, Canada, 11 stati in USA.
  • Europa: Italia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Croazia.
  • Resto del mondo: Iran, Corea del Nord.

 

2 La risposta della scienza

A fronte di quasi 4000 studi pubblicati [dati PubMed 2016], la sua effettiva pericolosità è ancora sotto processo. Nonostante ogni ricerca porti la testimonianza di risultati apparentemente indiscutibili (in positivo o in negativo), questi vengono di volta in volta ridiscussi e confutati dagli studi successivi. In ambito scientifico non si è dunque arrivati a conclusioni certe sulla pericolosità della marijuana.
È probabile che domandarsi se la marijuana faccia male o meno non sia l’approccio corretto alla questione; forse si dovrebbero approfondire i casi in cui questa sostanza può diventare nociva e i casi in cui non lo è.
Prendiamo in considerazione l’alcol. Sappiamo tutti che bere alcol può far male.
Ad esempio, in determinate condizioni, può essere molto dannoso per lo sviluppo cerebrale: se si è ancora giovani o per i nascituri, se viene assunto dalla madre incinta.
In quantità esagerate può provocare il coma – così detto – etilico e l’uso prolungato e smodato causa importanti problemi al fegato (cirrosi epatica) e un’irreversibile intossicazione cerebrale (sindrome di Korsakoff). In soggetti predisposti può causare altri disturbi fisico-organici e gravi dipendenze.
Sul fronte della marijuana è probabile che le cose siano abbastanza simili: sono stati trovati alcuni dati che hanno una loro stabilità, ma che non categorizzano la marijuana come sostanza nociva tout court.

I campi di indagine più prolifici approfondiscono la connessione tra uso della marijuana e:

  • disturbi psicotici,
  • disturbi cognitivi,
  • deficit per assunzione precoce.

 

3 THC – Il principio attivo più noto della marijuana

foto-effetti-della-marijuana-thc-il-principio-attivo-piu-noto-della-marijuanaLa marijuana è prodotta dall’infiorescenza della canapa, la stessa pianta utilizzata per produrre funi, indumenti e carta. Il nome botanico della pianta è Cannabis Sativa e si ritiene provenga dall’Asia Centrale, mentre il suo uso può essere fatto risalire a circa 5000 anni fa, quando in Cina veniva utilizzata come trattamento medico.

Il principio attivo alla base del suo consumo come sostanza stupefacente è il THC, un complesso chimico che sembra funzionare come messaggero retrogrado in varie sinapsi cerebrali. Semplificando si può dire che quando un neurone invia un’informazione, il THC presente nella sinapsi invia un messaggio di ritorno che invita quel neurone a rallentare la comunicazione.

Le sostanze neuro-attive, tra cui il THC, agiscono come chiavi che si inseriscono in apposite serrature, dette recettori, presenti sui neuroni.
Ma perché il nostro cervello dovrebbe possedere dei recettori in grado di reagire con una sostanza prodotta da una pianta?
Facendosi esattamente questa domanda i ricercatori hanno individuato il primo endocannabinoide: un lipide prodotto dal nostro corpo la cui funzione è perfettamente mimata dal THC. A questa sostanza venne dato il nome di Anandamide, dal sanscrito “portatore di profonda beatitudine e tranquillità”.

 

4 Effetti sul comportamento

foto-effetti-sul-comportamentoSecondo lo studio di Iversen [2000], benché gli effetti prodotti da una o due sigarette di marijuana siano soggettivi, è comunque possibile categorizzarli su 4 livelli progressivi di intossicazione:

  1. Leggero stato di euforia
  2. Sballo
  3. Essere fatto
  4. Discesa

Lo Sballo sarebbe caratterizzato da euforia e disinibizione, spesso manifestata da aumento delle risa, mentre l’Essere fatto da rilassamento e stato di pseudo-sogno.
Gli effetti comportamentali dipendono in varia misura dalla dose, dal contesto, dalle eventuali precedenti esposizioni e dalle aspettative personali.

In linea di massima:

  • Sono comuni pensieri illogici o disordinati, discorsi frammentati e difficoltà a rimanere focalizzati su un argomento. Tuttavia la capacità soggettiva di richiamare alla mente semplici informazioni sul mondo reale non viene danneggiata. Diminuiscono invece le prestazioni verbali, spaziali e temporali (come i tempi di risposta). Per questo risultano indebolite le abilità psicomotorie, tra cui la capacità di guidare.
  • Più raramente possono insorgere stati di ansia, panico, paranoia e delirio.

 

5 I risultati degli studi: connessione con disturbi psicotici

Ad oggi è stata effettuata una grande quantità di indagini a riguardo, ma la questione non si è ancora chiarita. La letteratura riporta numerosi studi, molti dei quali però difettano per numerosità del campione, per mancanza di definizioni chiare e per scelte statistiche arbitrarie.

Riassumendo:

  1. sembra esserci un ruolo nella ricaduta psicotica, in soggetti già diagnosticati, causata da dosi elevate di marijuana;
  2. se sono presenti dei sintomi psicotici, questi possono peggiorare con l’uso di marijuana;
  3. in soggetti predisposti l’uso di marijuana può far precipitare una condizione psicotica borderline.

In sostanza non ci sono prove della causalità diretta tra assunzione di marijuana e psicosi. Ma nei casi in cui un disturbo psicotico è già presente o subdolo, la marijuana agirebbe da apripista, innescando o peggiorando i sintomi.

Nei soggetti predisposti alla psicosi la rete contenitiva dell’Io che mantiene il contatto con la realtà è più lassa e quindi permeabile alle intrusioni; ciò permette ad alcuni stimoli esterni (come la marijuana) di permeare, allargando questa trama contenitiva e creando delle falle nel sistema dell’Io.

 

6 I risultati degli studi: connessione con disturbi cognitivi

Dal punto di vista dei disturbi cognitivi (attenzione, memoria, funzioni esecutive, ecc.) sono presenti in letteratura molti studi contrastanti. In alcuni casi i risultati che avevano trovato un peggioramento delle abilità cognitive non sono stati replicati e recentemente uno studio sui gemelli ha smentito la correlazione tra uso di marijuana e declino del quoziente intellettivo.

 

7 I risultati degli studi: deficit per assunzione precoce

Alcuni studi, in attesa di ulteriori conferme, riportano alterazioni cerebrali dovute all’uso di marijuana durante l’adolescenza. Si tratta soprattutto di una diminuzione del volume delle materia grigia in alcune zone del cervello e di una maggior suscettibilità alla schizofrenia da parte dei giovani consumatori.
Ciò sarebbe dovuto alla plasticità del sistema nervoso che, non essendo ancora del tutto formato, subirebbe delle stimolazioni fuorvianti da parte del principio attivo della marijuana in grado di deviare il suo naturale sviluppo.

 

8 Conclusioni

È chiaro che, in base a quanto esposto, sarebbe meglio che i soggetti a rischio, quali i giovani e chi ha avuto esperienza di disturbi psichiatrici, non facessero uso di marijuana o, quantomeno, ne limitassero le dosi. Infatti in questi casi la marijuana potrebbe potenzialmente innescare una condizione psicotica, rendendo manifesto un disturbo psichiatrico latente.

 

 

Fonti

Oxford: Oxford University Press; 2000.
The science of marijuana.  [Review].
Iversen LL.

Proc Natl Acad Sci USA. 2016 Feb 2;113(5):E500-8. doi: 10.1073/pnas.1516648113. Epub 2016 Jan 19.
Impact of adolescent marijuana use on intelligence: Results from two longitudinal twin studies.
Jackson NJ, Isen JD, Khoddam R, Irons D, Tuvblad C, Iacono WG, McGue M, Raine A, Baker LA.

World Psychiatry. 2016 Oct;15(3):195-204. doi: 10.1002/wps.20341.
Traditional marijuana, high-potency cannabis and synthetic cannabinoids: increasing risk for psychosis.
Murray RM, Quigley H, Quattrone D, Englund A, Di Forti M.

Curr Psychiatry Rep. 2002 Jun;4(3):191-6.
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Degenhardt L, Hall W.

JAMA Psychiatry. 2016 Sep 28. doi: 10.1001/jamapsychiatry.2016.2427.
Association Between Continued Cannabis Use and Risk of Relapse in First-Episode Psychosis: A Quasi-Experimental Investigation Within an Observational Study.
Schoeler T, Petros N, Di Forti M, Pingault JB, Klamerus E, Foglia E, Small A, Murray R, Bhattacharyya S.

Psychol Med. 2016 Jul 25:1-2.
Letter to the Editor: Disentangling cause and effect in the relationship between cannabis and psychosis: are we there yet?
Rentzsch J, Koller K, Kronenberg G.