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L’educazione senza punizione

Feb 20, 2017 | Sul campo

Educare senza punire è possibile. Occorre agire come modelli per creare dialogo e fiducia dalla prima infanzia, anche quando si sbaglia.

 

1 Pedagogia nera

Di certo fino a pochi anni fa, ma in alcuni casi anche oggi, la punizione era culturalmente accettata ed utilizzata come strumento educativo. Che fosse consapevole o meno, un assunto fondamentale di questa prassi era l’idea antiquata di stroncare sul nascere i comportamenti indesiderati che emergevano durante lo sviluppo dei bambini. Si riteneva infatti che, con il passare del tempo, questi comportamenti sarebbero dilagati creando delle vere e proprie personalità devianti.
Il sistema di regole basato sull’idea che l’adulto è il padrone -anziché il servitore- dei bambini e “a lui si deve solo obbedire” è noto come pedagogia nera.
D’altro canto in tempi più recenti si è affermata un’opinione contraria che denuncia questo tipo di approccio. La nuova corrente di pensiero, corroborata da molte ricerche, testimonia come il pensiero della pedagogia nera possa predisporre il giovane alla prepotenza, all’arroganza, alla bassa autostima, o a varie forme di psicopatologia, tra cui la più diffusa è la depressione.
Nei giovani la depressione non si manifesta come uno stato di abbassamento dell’umore come negli adulti, ma come uno stato di frequente irrequietezza e labilità emotiva. Talvolta tali sintomi vengono fraintesi e attribuiti a scarsa disciplina, cosa che può spingere un genitore poco esperto a somministrare punizioni, aumentando così la tensione psicologica del giovane.
Molti autori sostengono che la punizione inneschi un sentimento di paura, anziché far sviluppare un senso di responsabilità dovuto alla presa di coscienza che alcune azioni portano a determinate conseguenze. Il peggio è che questo sentimento di paura rischia di trasformarsi in un’anestesia emotiva, con forti ambizioni latenti di vendetta.

 

2 Le regole

Il rimprovero è uno strumento educativo positivo quando permette al bambino di recepire in modo chiaro la disapprovazione del genitore, così da portare ad una trasformazione del comportamento indesiderato. Per fare in modo che ciò accada il rimprovero non si deve mai fermare al “no”, ma deve sempre spiegare i motivi per cui un certo comportamento è sbagliato e dare in aggiunta un’alternativa corretta da prendere come modello.

In questo senso è fondamentale che le regole siano:
1 – comprensibili per il giovane
2 – semplici e sintetiche
3 – inserite in un contesto di valori che il giovane possa assimilare e riconoscere come giusto
4 – il più possibile formulate in forma positiva, valorizzando ciò che è fatto bene
5 – contestualizzate in modo da poter essere applicate con elasticità rispetto al dove e al quando

 

3 Il modello

L’educazione di un bambino inizia dai primi scambi comunicativi dalla pancia dellamadre e prosegue creando un modello che si rinforza nel rapporto con i genitori. Questo dialogo quotidiano è la variabile fondamentale per l’instaurarsi di un buon sistema di regole. La fiducia che si instaura con le figure di riferimento e il tipo di attaccamento che si viene a creare a partire dalla prima infanzia sono determinanti per le qualità comportamentali future del giovane.

 

4 La riparazione

Di norma i genitori commettono errori. Questo non solo è lecito, ma è anche auspicabile se dopo l’errore segue una riparazione. La riparazione, che può consistere in una spiegazione, nel chiedere scusa, nello sciogliere una discussione in modo costruttivo, o nel tenere in braccio il proprio bimbo appena nato dopo averlo accidentalmente svegliato, permette al bambino di tornare su un piano di realtà sostenibile, in cui il rispetto per l’adulto non è imposto, ma è guadagnato.
La possibilità di riparare è un concetto fondamentale anche per i genitori che vivono questo ruolo in modo eccessivamente rigido: sbagliare è umano e riconoscerlo è un grande insegnamento per i propri figli.