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Il cervello del futuro

Feb 27, 2017 | Ricerca

Il cervello è implicitamente predisposto ad imparare dall’ambiente e interagisce con esso in modo automatico, senza che l’uomo se ne renda conto.

 

1 L’ergonomia cognitiva

L’ergonomia è un campo di ricerca che studia l’interazione tra individui e tecnologie con lo scopo di renderne l’uso più agevole per

l’uomo. Quando si sente dire “quell’automobile è scomoda, si guida male”, “quell’aspirapolvere è fantastica, ci si arriva ovunque”, o “quel programma di grafica è davvero intuitivo, ho imparato ad usarlo in un giorno”, in qualche modo si sta parlando di ergonomia.
È grazie alla ricerca in psicologia che si è scoperto che l’essere umano registra a livello cerebrale implicito, e quindi non consapevole, moltissime informazioni. Un esempio a tutti familiare è guidare la macchina. All’inizio guidare è un’esperienza abbastanza complessa, occorre tenere sotto controllo diverse informazioni e il tutto assume una forma piuttosto meccanica. Con il tempo invece diventa un processo più fluido e la procedura di guida non necessita più un monitoraggio continuo da parte del guidatore, che a questo punto può tranquillamente parlare con i passeggeri mentre scala le marce o affronta una curva. Ciò accade perché guidare è diventato un processo implicito ed è stato registrato nella memoria procedurale, passando da una struttura neurale corticale ad una sub-corticale.
Ma torniamo all’ergonomia. L’ergonomia non fa altro che raccogliere questo tipo di informazioni (in sostanza come il corpo e il cervello interagiscono con l’ambiente) per poi metterle a disposizione della creazione di strumenti che si adattano, sempre meglio, alla psicofisiologia dell’essere umano.

 

2 Schemi di comportamento e interfaccia

Un’interfaccia è qualunque cosa che consenta la comunicazione tra due sistemi. Il pannello della macchina del gas è l’interfaccia tra fornelli e uomo, il sistema operativo del pc è l’interfaccia tra computer ed essere umano, e via dicendo.
Una caratteristica interessante delle interfacce è la disposizione spaziale degli elementi al loro interno. Questa influisce nel suo utilizzo da parte dell’uomo, rendendo più facile o più difficile comprenderne l’uso. Si è scoperto che, implicitamente, elementi vicini tra loro vengono associati per funzione.
Nella figura l’interfaccia A ha tutti gli elementi posizionati alla stessa distanza, perciò non è possibile operare una distinzione intuitiva sulle loro differenze funzionali. Mentre nell’interfaccia B si distinguono chiaramente tre gruppi distinti di elementi, che possono corrispondere a tre gruppi di pulsanti differenziati per funzione: ad esempio, se si trattasse di un forno, le funzioni potrebbero corrispondere a riscaldamento, scongelamento e durata della cottura.

 

3 Affordance e cervello

Il termine affordance è stato coniato dallo psicologo americano James Gibson nel 1979 per indicare le qualità di un oggetto che descrivono come questo possa essere utilizzato dall’uomo. Il manico della caraffa d’acqua è un invito a sollevarla per versarne il contenuto, il pomello di un cassetto a tirarlo per aprirlo e, in modo analogo, la superficie liscia del marciapiede ci avvisa della sua “calpestabilità”, come l’acqua in una piscina ci segnala la sua “tuffabilità”.
Queste definizioni trovano riscontro nelle ricerche scientifiche che verificano la predisposizione implicita ad interagire con l’ambiente da parte del cervello umano. Ci sono diverse prove che indicano che la conoscenza di come si utilizza uno strumento sono registrate nell’emisfero sinistro, più esattamente in un sistema neurale chiamato Praxis Representation Network [PRN]. A partire da questa scoperta è stato inoltre recentemente dimostrato che la percezione visiva di un’affordance influisce precocemente sulle abilità di presa di uno strumento, sia in termini di qualità che di velocità. Ovvero nel modo in cui una persona afferra qualcosa.
Su queste basi il cervello potrebbe essere considerato l’appendice biologica, interna al corpo, di molti strumenti utilizzati durante la vita di tutti i giorni. Infatti, anche se non ce ne rendiamo conto, il cervello sa già come interagire con essi.
In conclusione è interessante notare che il cervello umano si è evoluto appositamente per registrare, oltre a moltissime altre, proprio questo tipo di informazione. Senza dubbio un indizio stimolante per fantasticare su quale potrebbe essere, in un ipotetico futuro (ma già esplorato in un gran numero di film di fantascienza), il modo di comunicare tra tecnologia ed essere umano: il cervello del futuro.

 

Fonti

J Int Neuropsychol Soc. 2017 Feb;23(2):108-120.
Planning Functional Grasps of Simple Tools Invokes the Hand-independent Praxis Representation Network: An fMRI Study
Przybylski Ł, Króliczak G.