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La rabbia repressa

Mag 17, 2017 | Sul campo

A volte la rabbia prende il sopravvento e diventa esplosiva, altre volte resta inespressa e avvizzisce dentro. Imparare a riconoscere la propria rabbia permette di esprimerla senza farsi e fare del male.

 

1 Da dove viene la rabbia

Ebbene si: la rabbia è un’emozione comune a tutti gli esseri umani, che si genera quando una situazione non è più sostenibile dal punto di vista emotivo. Tutti, chi più chi meno, abbiamo a che fare con la rabbia.
Rabbia e aggressività sono sentimenti che, se agiti, creano una rottura che difficilmente avrà connotati costruttivi. Questa è la rabbia che esplode.
D’altra parte molte persone reprimono la propria rabbia e questo è altrettanto nocivo in termini di salute psicologica. Questa è la rabbia che avvizzisce.
Messa in questi termini la rabbia sembra essere un’emozione che, una volta generata dentro di noi, può avere soltanto esiti negativi. Ma per fortuna non è così.

 

2 Come esprimere la rabbia

La rabbia può essere trasformata in un’emozione capace di sostenere un’azione costruttiva. Questo accade quando vengono rispettate alcune condizioni:

  • la rabbia va comunicata,
  • la rabbia non va agita,
  • la rabbia non va censurata.

Quando la rabbia viene comunicata, dicendo all’altro che siamo arrabbiati, si evita l’effetto disgregante di una rabbia agita. L’agito rabbioso crea una distanza che impedisce il dialogo e nega la possibilità di creare una riparazione efficace con il contributo di entrambe le parti in causa. Perciò occorre tenere a mente che si può dire di no, restando nella relazione.
D’altro canto la rabbia inespressa, accantonata in modo maldestro e affrettato, resterà silente soltanto in apparenza, mentre a livelli meno evidenti continuerà ad essere attiva. Inoltre è proprio in queste circostanze che la rabbia potrebbe comprimersi fino ad assumere forme pericolosamente esplosive.

 

3 La rabbia che spaventa

A volte la rabbia viene censurata dalla stessa persona che la prova, perché troppo spaventosa. A livello psicologico le ragioni possono essere le più disparate. In generale, quando ciò accade, il carico per sostenere la discussione è talmente oneroso che la persona cede sotto il suo peso e rinuncia così ad esprimere la rabbia. In questi casi è importante, per prima cosa, rispettare il tempo della persona necessario a ricostruire una struttura in grado di affrontare un’emozione tanto sconcertante. Infatti, a livello inconscio, possono essere presenti paure primitive incontenibili ed è dunque comprensibile che la persona eviti l’accesso a questo tipo di emozioni in qualunque modo. Piano a piano l’individuo integrerà dei tentativi, sempre più efficaci, di esprimere il proprio disagio emotivo in una struttura in grado di sostenerli.

 

4 Contenere la distruttività

Il modo migliore di agire è quindi quello di monitorare il proprio stato emotivo e chiedersi se non si stia rinunciando a manifestare il proprio disagio, anche quando le ragioni perché ciò accada non risultano subito chiare. Una volta fatta questa analisi, che tecnicamente potrebbe essere attribuita ad un livello di pensiero detto metacognizione – ovvero di pensiero sul pensiero, si dovrà fare attenzione a contenere la distruttività. La rabbia ha accesso ai nuclei più distruttivi della psicologia della persona, per questo occorre ribadire che in nessun caso il via libera all’agito di questi nuclei distruttivi porta a qualcosa di buono. La distruttività generata nell’impeto rabbioso fa perdere la ragione e da essa ne derivano un comportamento e un atteggiamento di ostilità verso il mondo, assolutamente controproducenti per il benessere dell’individuo in termini psicologici e sociali, che tuttavia possono essere evitati se la persona riesce a mantenere il controllo di sé. La respirazione e la consapevolezza del proprio corpo aiutano a mantenere un’integrità emotiva stabile e a superare questi momenti di “crisi di rabbia”.

 

5 Segnare i Confini

Riuscire a comunicare il proprio disagio quando si è arrabbiati permette di segnare, e quindi segnalare agli altri, un confine psicologico del proprio spazio vitale, oltre il quale non vogliamo che si vada. È frequente che le persone abbiano difficoltà ad agire in questi termini, spesso con la credenza implicita di apparire scontrosi, scortesi o semplicemente non gradevoli e perdendo così l’occasione di intavolare un confronto prezioso all’interno della relazione. Tuttavia è fondamentale imparare a difendersi dagli attacchi che provengono dall’ambiente esterno iniziando a promuovere il proprio diritto a farsi rispettare. Segnare i confini, se fatto nel modo opportuno, aiuta le persone ad avere a che fare tra di loro, come delle istruzioni su quanto vogliamo che sia consentito fare o non fare.

 

6 Paura di Perdere l’amore

Dietro al timore di apparire scontrosi dichiarando apertamente la propria posizione, vi è spesso la paura di essere abbandonati, “scartati”, non più considerati, non più visti o non più amati. Ciò può avvenire nel lavoro, nelle amicizie, nelle relazioni sentimentali e, anche se in misura meno evidente, in tutti i tipi di interazione tra esseri umani. Nelle relazioni di coppia, tra le più significative da questo punto di vista, la persona potrebbe acconsentire passivamente alla volontà dell’altro, ritrovandosi in situazioni che, per qualche ragione, reputa spiacevoli e quindi preferirebbe evitare. E spesso, invece di mettere al corrente l’altro di ciò che prova, eviterà il confronto arrivando a covare dentro di sé una rabbia pericolosa.
In questi casi si ha paura di infrangere qualcosa nella relazione attuale, ma non solo: c’è anche il timore di perdere l’amore in senso più ampio, ovvero di non sentirsi persone meritevoli di essere amate in assoluto.

 

7 Senso di colpa

Un fenomeno abbastanza comune è l’effetto rebound (rimbalzo) della rabbia agita. Quando la rabbia viene agita in modo esplosivo, fuori contesto, o in modo inopportuno (un esempio emblematico è quando la rabbia emerge contro persone diverse da quelle che l’hanno provocata), anche se con intensità relativamente bassa, l’individuo stesso che la mette in atto può provare un non ben definito senso di colpa. Questo senso di colpa potrebbe emergere anche nella condizione in cui la rabbia non venga affatto espressa, ma solamente pensata o vissuta dentro di sé. Ma non solo, la cosa ancor più sorprendente è che talvolta possa essere vissuto un forte senso di colpa anche quando ci sarebbero tutti i presupposti per sentirsi assolutamente in diritto di provare rabbia.
È chiaro perciò che rabbia e senso di colpa sono emozioni legate da un filo invisibile, che spesso si intrecciano alternandosi i ruoli nelle dinamiche psicologiche delle persone.

 

8 Consapevolezza

Aumentare la propria consapevolezza sulle dinamiche che coinvolgono la rabbia è il primo passo per imparare a gestirla. La capacità di riconoscere i processi interni che governano il comportamento rende l’individuo più autonomo e svincolato da impulsi che non riesce a controllare. Trasformare la rabbia in un’azione costruttiva non è semplice, e per alcune persone è richiesto uno sforzo notevole, ma i risultati ripagano questo tipo di impegno attraverso un benessere acquisito in grado di innescare un circolo virtuoso che aumenta la salute generale della persona.